di Don Backy
Ineguagliabile Frak
Quanto è più poetico
e duraturo un testo come la canzone di Modugno: con buona pace di certe arie
attuali
La volta scorsa ho concluso
l'ultimo mio articolo dicendovi che avrei tratto le conclusioni della mia disamina
sull'importanza delle parole nelle canzoni e avevo accennato che - come esempio
della mia teoria, privilegiante i testi nei confronti della musica - avrei
portato una canzone, la quale a mio parere non teme alcun tipo di confronto in
nessuno degli aspetti che la compongono. La canzone a sostegno della mia tesi è
che quel delizioso quadretto notturno dipinto da Domenico Modugno
ne L'uomo in frak. Nella versione da me posseduta - credo sia un
provino - si gode un Mimmo che canta accompagnandosi con la sola chitarra e,
battendo con la mano un colpo sulla cassa, fa da solo la batteria. Ebbene,
nonostante l'assoluta mancanza di effetti strumentali, grazie al testo - una
vera poesia perfetta anche nella sola lettura- essa diventa una canzone
assolutamente senza eguali: per quello straordinario lirismo che la permea, per
quel sapore di notte serena che si riesce quasi a vivere fisicamente e che
traspare dall'accattivante, impareggiabile vocalità di Modugno (a proposito,
perché non istituire un Premio Mimmo Modugno per il testo più bello e
poetico?). Ascoltando L'uomo in frak - nonostante il tema il tema sia
a finale tragico - non si riesce a diventare né tristi né, tanto meno,
addolorati, quasi che la canzone avesse voluto essere un arrivederci a quello
strambo signore di un'altra epoca (cilindro, fiore all'occhiello, papillon); il
quale ha deciso in maniera assolutamente cosciente di togliere il disturbo,
magari proprio perché - dopo aver vissuto una notte così - niente altro può
valere la pena di essere vissuto. L'ho fatta ascoltare, dicevo, ai componenti
del mio trio, facendo notare loro la bellezza algida (evocatrice, almeno per
me, di alcune delle straordinarie immagini di una Venezia notturna, disegnate
non a caso da un altro poeta del tratto che è Hugo Pratt, in Sirat
al bundugiyyah) contenuta nella visione liricamente irripetibile che
traspare da frasi come : " La luna s'è incantata, sorpresa, impallidita /
pian piano scolorandosi, nel cielo sparirà". E alla fine ho detto loro:
" Beh, dite un pò quel che volete ma se pensate che sia più emozionante
una vita da mediano, io sono Giuseppe Garibaldi".
RadiocorriereTV n° 15 11/4/00